Le Popolazioni Evolutive, un’opportunità anche per gli orti urbani

Il primo anno di coltivazione di una popolazione di mais al giardino condiviso

Al giardino condiviso “La Chiocciola” di Rho non manca sicuramente la voglia di sperimentare. Cercando quale varietà di mais seminare nel piccolo campetto che abbiamo a disposizione, ci siamo imbattuti nell’iniziativa “campagna di semina” di Rete Semi Rurali, associazione che si occupa di salvaguardia dell’Agrobiodiversità a livello nazionale. Abbiamo subito aderito all’iniziativa, ottenendo una modica quantità di semente della popolazione evolutiva di mais “Cortiana” (Fig.1), in cambio di una periodica raccolta dati riguardanti l’andamento e lo stato di salute del nostro campo.

Semi di partenza della popolazione di mais “Cortiana”

Cos’è una popolazione evolutiva e perché ha catturato il nostro interesse? Le popolazioni evolutive sono miscugli di sementi di diversi incroci ottenuti da numerose varietà diverse. Spesso vengono costituite partendo da varietà tradizionali, ma è possibile anche che vengano utilizzate varietà moderne. Ci sono sembrate interessanti al nostro contesto in quanto vengono utilizzate con scopo di aumentare la diversità all’interno della coltura e renderla più adatta a sopravvivere ed evolvere, adattandosi al contesto locale.

Le varietà moderne (come le sementi che possiamo acquistare in bustina nei vivai) a differenza delle popolazioni sono selezionate dalle case sementiere per avere altro rendimento quando coltivate in condizioni ottimali (terreni e climi adatti, elevata quantità di acqua e concimi, gestione adeguata di infestanti e parassiti). Tuttavia, i semi che troviamo all’interno della bustina del vivaio sono tutti geneticamente uguali tra loro e potrebbe succedere che abbiano difficoltà a crescere e produrre nel terreno a nostra disposizione. All’interno di una popolazione evolutiva ogni seme darà una pianta diversa da tutte le altre e questa elevata diversità garantisce che anche in condizioni difficili una parte delle piante saranno in grado di crescere e produrre. Per esempio, se abbiamo difficoltà a irrigare il campo e gli forniremo poca acqua, ci saranno comunque alcune piante in grado di sopravvivere perché adatte a contesti di maggiore siccità. Non solo, dal raccolto del primo anno otterremo i semi per l’anno successivo attraverso la selezione delle piante più adatte al nostro ambiente e alla nostra tecnica di coltivazione. Così, di anno in anno, la popolazione di partenza si evolverà, crescendo in maniera sempre migliore.

In un contesto di orto urbano come il nostro, le piante coltivate possono incontrare situazioni di difficoltà che ne ostacolano la crescita, diverse da quelle che incontrerebbero in piena campagna. Per questo adattare la popolazione al contesto del proprio orto può risultare estremamente vantaggioso. La prima difficoltà che le piante possono incontrare crescendo in un orto urbano riguarda il terreno, il quale può essere poco fertile per il contenuto di macerie o per carenza di sostanza organica. Anche la manutenzione periodica da parte di chi conduce l’orto può essere un problema se si ha poco tempo da dedicargli (a causa di impegni lavorativi o di altra tipologia) e incontra difficoltà a eseguire al meglio le tecniche colturali necessarie, come il diserbo. Spesso anche l’irrigazione può essere difficoltosa, in particolare in estate quando piove poco e irrigare richiede molto tempo. È quindi favorevole che le piante siano rustiche così che sopravvivano anche con minime attenzioni.

Un’ulteriore problematica che riguarda l’intero comparto agricolo è il cambiamento climatico: le varietà attualmente coltivate potrebbero non essere più adatte al clima caldo e secco con cui dovremo convivere in futuro. Le popolazioni evolutive puntano ad essere una risorsa per fronteggiare il cambiamento climatico in agricoltura, in quanto sembrano in grado di adattarsi di anno in anno ai graduali cambiamenti del clima.

La popolazione di Mais Cortiana che abbiamo seminato al giardino condiviso è stata ottenuta dall’incrocio di 18 varietà locali, italiane e rumene. Presenta piante con altezza, forma e colore variabili ed è particolarmente indicata per il nord Italia, in condizioni di pianura, di collina o di montagna. La semina è avvenuta a fine aprile, in seguito ad una concimazione di fondo con letame. Successivamente, le piante sono state pacciamate con uno strato di cippato di legna, per prevenire la crescita delle erbe infestanti e favorire il mantenimento dell’umidità del terreno. Per l’irrigazione abbiamo disposto un sistema a goccia, con tubi forati, collegato ad una centralina automatica.

Alcune spighe raccolte quest’anno

La raccolta ha avuto inizio a fine agosto ed è continuata per due settimane, questo perché le diverse piante hanno maturato le spighe in momenti diversi ed è bene raccogliere ognuna di esse nel momento ottimale. Abbiamo raccolto 208 spighe (Fig. 2), partendo da 180 piante seminate. Per quanto riguarda lo stato sanitario delle spighe raccolte, circa la metà esse presentano danni da causati dalla Piralide del mais (piccolo lepidottero le cui larve si nutrono delle cariossidi e degli steli della pianta). Tuttavia, fortunatamente i danni causati sono stati limitati solo a piccole porzioni delle spighe attaccate e quindi non hanno compromesso il raccolto.

 In alcune spighe sono state rinvenute leggere muffe: in questo caso le parti ammuffite devono essere rimosse perché non adatte all’alimentazione umana.

Per essere il primo anno di coltivazione i risultati sono stati soddisfacenti, ma i veri vantaggi si dovrebbero vedere a partire dal secondo anno. Per una buona riuscita è fondamentale la selezione che opereremo sulle spighe da cui ottenere i semi da riprodurre. Dovremo cercare di prendere i semi dal maggior numero di spighe possibile (per tenere alta la biodiversità all’interno del campo). Tuttavia, bisognerà evitare tutte le spighe che presentano danni da muffe e da Piralide. Una successiva selezione potrà essere effettuata sulle spighe di maggiore resa.

Le popolazioni evolutive stanno prendendo sempre più piede nell’ambito dell’agricoltura biologica e diversi centri di ricerca stanno avviando sperimentazioni per valutarne la possibilità di utilizzo. Vedremo anche noi, nel nostro piccolo campo, come il mais sarà in grado di dare risultati migliori, anno dopo anno.

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